Senigallia, l’alluvione e le favelas

15 maggio 2014 | Pensieri Puliti

Ero appena arrivato in Brasile quando nella mia Senigallia, esattamente nel quartiere dove sono nato e cresciuto, l’acqua del Misa travolgeva e stravolgeva le vite di migliaia di persone. Fortunatamente vivo in collina e l’acqua non mi ha colpito, ma sono centinaia gli amici e i conoscenti che hanno perso pezzi importanti di vita, abitazioni comprese. Dal Brasile ho seguito maniacalmente l’evolversi della situazione. Quando terminavo le riprese e tornavo nella mia stanza, la prima cosa che facevo era connettermi e leggere ogni aggiornamento possibile, provando un senso di impotenza e di frustrazione, quasi che la mia assenza fosse paragonabile a una diserzione e quindi non giustificabile. Il giorno giravo tra le favelas; baracche di legno dagli interni lerci dove la povertà domina senza tentennamenti, dove i bambini non hanno le scarpe, gli adolescenti si fanno di crack e gli uomini bevono qualsiasi forma di alcol pur di tenere a debita distanza la realtà. In favelas a 12 anni generalmente si ha il primo figlio, ovviamente non esistono le fogne e l’asfalto non sanno neppure cosa sia.
Nel frattempo da Senigallia le notizie erano sempre più drammatiche ma non per i Tg, che come un tossico hanno bisogno di dosi di dolore sempre più massicce; così i miei concittadini per la prima volta scoprivano che la tv, quando i morti sono pochi e la gente non piange, ti volta il culo e se ne va a cercare lacrime copiose da qualche altra parte. Ben conosco questo meccanismo, forse per questo di fare il giornalista me ne vergogno anche un pò. Terminato il tour dei politici importanti è restato solo il fango da spalare assieme a una dignità che vale oro. Restano i problemi veri, ma questi non fanno notizia.
Sono state giornate strane quelle vissute in Brasile. A Canavieiras la Onlus Giardino degli Angeli (di Senigallia), dieci anni fa ha costruito un asilo e poi, ristrutturando il vecchio ospedale, ha inaugurato il Planet Panzini, una sorta di gemmazione dell’Istituto Alberghiero di Senigallia. Un segno tangibile d’amore per la vita. Di quelle giornate ricorderò per sempre il sorriso dei bambini, i materassi sfondati nelle baracche, gli avvoltoi per strada e le immagini surreali di Senigallia avvolta dall’acqua che poi si trasforma in fango. Storie di uomini alle prese con la vita in angoli opposti del mondo. Eppure incredibilmente vicini.

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