18 febbraio 2011

Il Principe Azzurro

Sono le 4,30 della mattina quando assieme a Davide, amico e operatore indistruttibile, arriviamo al porto di Ancona. Difficilmente si uscirà, le previsioni meteomarine dicono onde di 3 metri e scirocco. Sparpagliati nel buio della banchina ci sono gli equipaggi in attesa che i comandanti decidano. Per questa gente attendere e decidere sono regole quotidiane, perché su un peschereccio la fretta è più subdola di un’avaria. E allora anche noi aspettiamo con pazienza, in quanto il mare è più strano degli uomini e cambia idea facilmente. Anche Girolamo, Comandante del peschereccio “Impavido”, dice di attendere ed ha ragione, perché alle 5,30 il mare cala un pò e finalmente usciamo.
Sorprendentemente non è freddo e come sempre l’alba si presenta all’improvviso. Poi inizia la caccia al pesce azzurro, assieme all’Impavido c’è anche il “Nardino”, questa è la famosa “pesca volante”, con una rete trainata da una coppia di pescherecci. Tutto si divide in questo gioco di squadra antico e sempre nuovo. Nel frattempo il mare di traverso scende e si trasforma in una quasi bonaccia, finalmente anche lo stomaco ritrova la sua posizione naturale e ci sembra di rinascere. Sono appena le 9 di mattina.
Poi accade tutto quello che deve accadere: intuito e tecnologia sono i compagni di viaggio di Girolamo, arrivano le prime calate e quindi le prime salpate con le reti gonfie di pesce azzurro, il Principe Azzurro, perché è così che s’intitola il cortometraggio che stiamo girando. Ci sono i delfini che ci seguono come fossero vecchi amici, poi i gabbiani, ma non è della bellezza del mare che voglio parlare, quella la conosciamo. Meno ne sappiamo invece della bellezza degli uomini che tutti i giorni lo affrontano per guadagnarsi da vivere con la pesca. Quando rientriamo in porto sono 16,15, poi ci sono le casse da scaricare, il peschereccio da sistemare e spesso questi uomini non sono a casa prima delle 7 di sera. Alle 3,30, massimo alle 4 si è di nuovo a bordo. Questo per 4, a volte 5 giorni a settimana. Si esce con il gelo, con la nebbia che ti nasconde persino la prua e senza avere mai alcuna certezza. Non parliamo di guadagni, sono ridotti all’osso e a volte farci pari è già quasi un successo. Alle 18, dopo aver ripreso le fasi del mercato, io e Davide siamo sfatti, per fortuna il giorno successivo potrò alzarmi alle 8 e questo è molto consolante. Non sarei mai in grado di ripresentarmi alle 4 in banchina e allora penso nuovamente a loro. Dovrei raccontare più spesso la storia di queste persone, delle loro vite, delle loro famiglie. Dovremmo ascoltare più spesso le loro voci. Aricchiscono, sono un antidoto alla menzogna ed alla cialtroneria e insegnano l’essenziale. In mare fortunamente il superfluo è proibito e il silenzio prevale sulle parole. Che meraviglia.

Luca a bordo del peschereccio Impavido

Un momento della pesca

Davide, operatore highlander

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